Come aprire un negozio online per vendere con l’ecommerce

Di Fabio Rossi | Ecommerce

Dic 27
ecommerce in Italia

Come aprire un negozio online per vendere con l’ecommerce

Il valore dell’ecommerce in Italia

 

Le vendite ecommerce in Italia stanno crescendo la crescita è per l’ennesimo anno di seguito in doppia cifra, quest’anno la crescita è ancora più alta dei due anni precedenti

In un recente convegno, i responsabili del portale del Politecnico di Milano Osservatori

Quest’anno il volume delle vendite ecommerce sfiorerà i 20 miliardi di euro.

Siamo ritornati a percentuali di aumento simili a quelle del 2010, fare ecommerce in Italia è ancora una opportunità molto interessante.

 

Questi sono i dati dell’ecommerce in Italia:

2016 + 18% sull’anno precedente con vendite pari a 19.649 mln di euro

2015 +16% sull’anno precedente con vendite pari a 16.657 mln di euro

2014 + 14% sull’anno precedente con vendite pari a 14.374 mln di euro

 

Ci tengo a farvi osservare che aumentare di anno in anno della stessa percentuale (o anche di più) significa avere una crescita più che lineare perché un 10% all’anno per tre anni porta a un totale di 133 e non 130.

 

Il fatturato ecommerce deriva per il 73% da siti con operatività in Italia (Amazon, ebay sono tra queste perché hanno sedi legali in italia) mentre per il 27% derivano da siti esteri (Easyjet, Aliexpress, Ryanair, ecc.) che vendono in Italia ma non hanno una sede in Italia.

 

Le vendite sui siti e-commerce

Il mercato italiano è composto da 19 milioni di acquirenti (tante sono le persone che hanno acquistato su internet)

Di questi 19 milioni di clienti, quasi 13 milioni sono clienti abituali (con un acquisto medio di 1400 euro all’anno) mentre 6 milioni di clienti sono al momento solo sporadici.

Si considerano abituali i clienti che hanno fatto almeno 2 acquisti nell’anno.

Sul sito e-commerce i pagamenti avvengono per il 65% con carta di credito o papal.

 

Nei quasi 20 miliardi di vendite, oltre 9 miliardi sono il fatturato per la vendita di prodotti mentre oltre 10 miliardi fatturato per la vendita di servizio online

Lo scontrino medio è di 75euro per i prodotti e 250 euro nei servizi

Tutto questo ha prodotto 150 milioni di consegne i 13 milioni di clienti abituali hanno fatto mediamente 11 ordini all’anno

I prodotti guadagnano quote di mercato ora sono il 46% del totale degli acquisti. Nel 2017 i prodotti supereranno i servizi in percentuale di acquisto

Vediamo quali sono le categorie merceologiche che stanno vendendo online

 

La parte del leone lo fa sicuramente il turismo con il 44% del mercato, seguono informatica ed elettronica con il 15% poi

Abbigliamento con il 10% (+27%), Editoria (+16%), Arredamento con 652 milioni (+50%), Food & Grocery con 575 milioni di euro (+30%) divisi in grocery, enogastronomia e ristorazione.

Le altre categorie (tra cui spiccano beauty e giocattoli) fatturano un totale di 2.312 milioni di euro.

Il turismo ha segnato un +10% e copre sia l’acquisto di trasporti e di ospitalità.

Le assicurazioni sono stabili con 1.225 milioni di euro

 

Ma quanto à diffuso l’ecommerce in Italia?

L’ecommerce sta crescendo ed ad oggi copre il 5% del mercato retail. Nello specifico i servizi sono al 9% del fatturato complessivo, mentre i prodotti sono ancora al 3%. Per i prodotti l’arredamento è al 3%, l’abbigliamento è al 5%, l’informatica è al 16%, il turismo avviene online per ben il 29%

E’ una percentuale molto più grande di quella di solo pochi anni fa che non raggiungeva il 2%!

Tuttavia nel frattempo anche gli altri paesi sono andati avanti.

La classifica della % delle vendite ecommerce rispetto al totale del mercato sono queste:

 

Uk 19%

Corea 17%

Usa 15%

Giappone 13%

Germania 12%

Francia 10%

Spagna e Italia 5%

Russia 3%

Brasile 2%

India 2%

 

La cosa interessante è il motivo per cui l’Italia è indietro.

L’Italia è indietro per carenza di offerta

In Gran Bretagna tutti i principali dealer hanno investito in ecommerce ed ora beneficiano dei risultati, che tra l’altro comprendono il fatto che riescono a vendere anche in Italia.

In Italia non si investe abbastanza o se si investe, si cerca un risultato immediato.

 

La spesa al supermercato è limitata, non si può fare se non in alcune grandi città, è chiaro che se non c’è l’offerta non posso comprare.

Tanti sono i settori che al momento non hanno offerta e che invece sarebbero un traino per il Made in Italy:

 

vendita ecommerce arredamento,

Ecommerce fai da te,

Ecommerce abbigliamento,

Ecommerce accessori

Ecommerce pelletteria

Ecommerce articoli per sport e hobby

Ecommerce di vino e alimentari

Ecc.

 

Tra le aziende che vendono online crescono le dot com cioè le aziende che sviluppano il proprio business esclusivamente online.

Al momento, 3/4 delle vendite avvengono da aziende dot com e non da aziende fisiche

Molte aziende fisiche si sono spostate nell’ecommerce o hanno fondato un’azienda specifica.

Anche gli aggregatori e marketplace stanno andando bene. Al momento tra le prime 20 aziende che vendono online, 10 sono aggregatori (ad es. Amazon, eprice, ecc.)

 

Conclusioni

Il tempo è arrivato per tutte le aziende Italiane per creare sito ecommerce e colonizzare il mercato: l’aumento delle vendite è stabile, le barriere della diffidenza si stanno abbassando.

Dall’altro lato, più si va avanti e più aumenterà la concorrenza e sarà sempre più difficile emergere.

Adesso si può avviare un business online con un business plan relativamente ridotto, più basso dell’investimento necessario per avviare un punto vendita fisico. Con l’aumento della presenza di negozi online, anche la competizione aumenterà e con essa, aumenteranno gli investimenti necessari per emergere.

Questi investimenti non saranno tanto legati alla realizzazione del sito ecommerce, quanto piuttosto il budget economico da investire in pubblicità e costi per acquisizione clienti.

I settori interessanti, quelli con poca concorrenza, sono ancora molti, e anche dove c’è affollamento è possibile inserirsi purchè l’azienda abbia una propria identità ed una storia da raccontare al cliente.

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Fabio Rossi

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